locanda alla mano

LOCANDA ALLA MANO | buona cucina e solidarietà | INHABITS 2017

La Cooperativa Sociale Contè, cooperativa di tipo “B”, nasce nel gennaio 2012 per concretizzare un’idea, un sogno: favorire l’inserimento lavorativo di ragazzi con disabilità nel ciclo produttivo.

Nasce così nel luglio 2013 la Locanda alla Mano, un chiosco di legno elegante e colorato situato in piazza del Cannone, disegnato dall’Architetto Italo Rota, riconoscibile per una grande mano in acciaio rosa che è un po’ il simbolo di questo “luogo” inusuale. Il nome ha un duplice significato: offrire una mano a ragazzi svantaggiati per aiutarli a trovare una collocazione in ambito lavorativo e sottolineare l’importanza di rapporti interpersonali informali, alla mano.

La Locanda alla Mano è infatti un progetto di integrazione lavorativa e di formazione dedicato a giovani con disabilità, prevalentemente con Sindrome di Down. Il progetto, condiviso sin dalle prime battute con l’Assessorato alle Politiche Sociali e Cultura della Salute di Milano, ha il patrocinio del COMUNE DI MILANO.

Nella Locanda alla Mano lavorano otto ragazzi con disabilità, sette giorni su sette, con orario continuato dalla mattina al tardo pomeriggio, coinvolti in un’attività lavorativa professionalizzante e a tutti gli effetti remunerata. L’obiettivo prioritario del progetto di Contè è sviluppare e mostrare il valore produttivo e umano delle persone con disabilità.

La Locanda alla Mano offre agli avventori un servizio di tavola fredda, caffetteria, pasticceria, gelati artigianali: Contè predilige prodotti di fornitori che condividano la stessa vision della cooperativa e che siano impegnati nell’inserimento lavorativo di manodopera disabile. L’offerta della Locanda alla Mano non si limita a cibo e bevande: in alcune giornate vengono programmati concerti di musica classica e di musica pop/rock, oltre a numerose attività aggregative, di svago e gioco, per bambini o per adulti, condotte da animatori professionisti.

Mediante la realizzazione di questo progetto di impresa sociale sostenibile, la Locanda alla Mano intende dimostrare che le persone con diverse abilità sono in grado di raggiungere e offrire servizi di alto livello qualitativo per la collettività.

Nello stesso tempo la Locanda alla Mano non è solo un luogo dove poter lavorare, ma anche un posto in cui rendere visibile, e quindi noto e familiare, un problema e una sua possibile soluzione: nella Locanda alla Mano si coglie immediatamente il vero significato del termine “inclusione lavorativa”. La ricaduta attesa è la diffusione di una cultura dell’accoglienza verso i cittadini con speciali caratteristiche e l’attivazione di un processo di reale coesione sociale.

La Locanda alla Mano ha dimostrato alla comunità che l’integrazione nel mondo del lavoro di persone con Sindrome di Down SI PUÒ FARE: la localizzazione nel cuore della Città di Milano, la costruzione finanziata mediante benefattori, senza alcun impatto in termini di ulteriori costi da parte dell’Amministrazione Pubblica, l’integrazione fra il settore pubblico e l’associazionismo storico del nostro territorio nel sostenere il progetto di formazione e inserimento nel mondo lavorativo, ne sono la reale testimonianza.

A supporto di tutto ciò si evidenzia un interesse da parte di alcuni Comuni limitrofi a valutare e acquisire le competenze per la promozione di un progetto simile sul loro territorio. L’esperienza della Locanda alla Mano può dunque essere un patrimonio da cui partire per valutare la reale replicabilità del progetto Milanese nelle altre città, con la stretta collaborazione delle Associazioni aderenti.

Il sogno di cui si accennava inizialmente è di “ribaltare” le prospettive, i luoghi comuni e costruire un’esperienza in grado di valorizzare le potenzialità dei ragazzi con Sindrome di Down e di modificarne la visione, a volte stereotipata.
La persona con Sindrome di Down, come tutte le altre, desidera fin dall’adolescenza rapporti alternativi a quelli esclusivi con i familiari. È necessario quindi potenziare le iniziative di aggregazione, volte a favorire l’affermazione di una vita adulta non totalmente dipendente dalla famiglia. È necessario, come per tutti gli altri ragazzi, offrire loro supporto per l’acquisizione del senso di autostima, pur non disconoscendo i problemi connessi alla sindrome, ma aiutandoli a conoscere le proprie capacità e limiti. Tra gli stereotipi più comuni l’affermazione che questi ragazzi sono sempre contenti, affettuosi: la serenità di un bambino, di un adolescente, di un adulto con Sindrome di Down è legata al suo carattere, all’ambiente e al clima familiare, alle sue attività sociali e dunque alla qualità della sua vita. Una persona con Sindrome di Down  manifesta in modo molto esplicito e trasparente le sue emozioni (felicità, tristezza, gratitudine, ostilità, tenerezza ecc.) e qualsiasi comportamento affettivo, ma, ogni persona con Sindrome di Down è diversa dall’altra. Le differenze dipendono da vari fattori, da fattori costituzionali, dal tipo di educazione ricevuta in famiglia e a scuola, dalla qualità e dalla tempestività degli interventi riabilitativi ricevuti. Sono capaci, come tutti gli altri, di avere rapporti interpersonali che possono portare ad amicizia e innamoramenti: l’affettuosità delle persone con sindrome di Down è selettiva e intelligente. Se si rifugiano nella famiglia in adolescenza è solo perché, la fase adolescenziale propria e del gruppo di coetanei, li porta a separarsi: i compagni, gli amici e anche i fratelli cominciano ad allontanarsi e a includerli sempre meno nelle loro attività. Quando desiderano e avrebbero più bisogno di staccarsi dal nucleo familiare, l’unica alternativa è stare a casa o uscire con i genitori. In questa fase l’unica socializzazione accessibile è tra pari per svolgere attività di vario tipo. Un altro stereotipo da ribaltare è che le persone con Sindrome di Down possano eseguire solo lavori ripetitivi che non implichino responsabilità: sono sempre più numerosi gli esempi di persone con Sindrome di Down  che – grazie a un inserimento mirato – possono svolgere lavori su macchinari complessi e possono risolvere i problemi emergenti con creatività, tenendo il compito al di là di ogni precedente aspettativa.

Il lavoro rappresenta l’elemento centrale nella costruzione di una identità adulta ed è quindi essenziale per consolidare un percorso di vita autonomo.

È questa la sfida che si propone di perseguire la Locanda alla Mano.

 

INHABITS – Milano Design Village

Prima edizione di un’esposizione unica nel suo genere, interamente dedicata al mondo del design e dell’architettura e alle modalità di abitare e di vivere lo spazio urbano. Protagonisti della manifestazione, dal 4 al 9 aprile, in Piazza del Cannone a Milano, sono i moduli abitativi, o Living Unit. In esposizione e visitabili per tutta la settimana ci saranno cinque housing units, italiane e internazionali, e alcuni progetti di design dedicati alla sostenibilità urbana e all’energia rinnovabile. Un’area di 700 metri quadri immersa nel Parco Sempione, a ridosso del Castello Sforzesco, dove il pubblico della Milano Design Week può visitare le installazioni, sostare e ricaricarsi e intrattenersi ogni giorno con gli eventi musicali, con una programmazione quotidiana serale di concerti e Dj Set su un palco di 80 mq progettato da uno studio di giovani architetti. Una Food Court con il meglio della cucina di strada è presente per tutta la settimana. Un evento ideato da Re.rurban Studio in co-produzione con Killer Kiccen, con il patrocinio del Comune di Milano e di ADI-Associazione Design Italiano.

Dove: Piazza del Cannone, Parco Sempione, Milano
Come raggiungerci: M1 (rossa) Cairoli, M2 (verde) Cadorna o Lanza, tram 2, bus 94
Durata dell’evento: 4-9 Aprile 2017
Orari: 9.00 – 1.00