5-7 Marzo 2015 | Segnali di Futuro in Triennale

Presso la Triennale di Milano

Segnali di Futuro – I cambiamenti sono intuizioni ostinate

Segnali di futuro raccoglie casi di innovazione dal basso nell’area milanese.

Sono la cifra del cambiamento in atto, nella produzione dei servizi pubblici, nelle forme del lavoro, nei modi di abitare, nella creazione di coesione sociale, nelle nostre strategie quotidiane di cura del benessere individuale e collettivo, nelle pratiche culturali e della mobilità. Sono ibridi, non definibili ma non necessariamente hanno bisogno di una definizione. Sono spesso segnali timidi, che hanno dato luogo a primi risultati da consolidare. Nascono da idee nuove con nuovi materiali. Ma sono anche reinterpretazioni di cose antiche: reinventano, riciclano, riusano dispositivi, pratiche, strumenti, che erano già nella nostra cassetta degli attrezzi.

Non fanno (ancora) parte del mainstream: il più delle volte non ambiscono neppure a diventare mainstream. Non sono prodotti finiti, sono “opere aperte”. Dipendono da attori non pigri, che mettono insieme creativamente pezzi (problemi, risorse, opportunità, altri attori) che, a prima vista, insieme non dovrebbero starci. E infatti ci si chiede: come avranno fatto a ricomporli così? Quella figura, come avranno fatto ad ottenerla? A volte sono esito di improvvisazione. Ben poco era chiaro prima di mettersi in cammino: dove ci avrebbe condotto? Dunque, inutile interrogarli con “il senno di poi”; meglio rileggerli con la “dissennatezza del prima”. Sono il risultato dell’opera di nuovi maker urbani, perché i maker urbani sono tutti quelli che completano la filiera della decisione, dal progetto iniziale alla sua realizzazione e gestione, mica solo i fablab! Nascono da invenzioni, ma anche dalla copia di qualcosa di già visto, da abilità apprese e poi magari abbandonate, da pezzi di competenze non del tutto mature e mai messe al lavoro.

Nascono da buone domande, per le quali abbiamo solo risposte tentative. Sempre, sono generati da processi riflessivi. Si diffondono per emulazione, per accumulo e selezione. Mettono al lavoro gli avanzi: nella progettazione sociale non si butta mai via niente. Contribuiscono a rendere smart la città: ma sono la spia dell’intelligenza sociale, più che di quella dei device tecnologici. Producono beni pubblici ma il più delle volte non hanno neppure rapporti con il settore pubblico. Sono certamente anomali, altrimenti non sarebbero innovativi. Non sappiamo dove collocarli: in che settore ricadono? E perciò ci incuriosiscono: cosa abbiamo di fronte? Sono nati nell’area milanese: forse questa città è ancora capace di accogliere l’anomalia e dunque generare innovazione?

È lecito pensare (a noi piace farlo) che siano dichiarazioni di amore per Milano, che è città abilitante più di ogni altra nel nostro Paese. Suggerimento: apprendere da questi casi per dare un respiro meno istituzionale alla prospettiva della Città Metropolitana: se fosse capace di sostenerli, irrobustirli e metterli in rete, potremmo scoprire che serve a qualcosa. Sono davvero esemplari? Indicano il futuro?

Clicca qui per scaricare il programma.

(fonte: Triennale.org)